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Pupi Avati, L'orto americano film gotico e d'amore

Pupi Avati, L'orto americano film gotico e d'amore

Regista, un'agenzia potrebbe salvare il nostro cinema

ROMA, 26 febbraio 2025, 16:31

Redazione ANSA

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"Aver fatto questo film in bianco e nero lo devo a mio fratello Antonio, vale a dire cinema con la C maiuscola con riferimenti ad Alfred Hitchcock, ma anche al neorealismo italiano di Rossellini e De Sica". Così Pupi Avati con grande entusiasmo parla de L'orto americano, suo 55/o film, già all'81/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e ora in sala dal 6 marzo con 01.
    "Un film classico per certi versi, ma anche un mio ritorno all' horror, un genere che ha fatto grande il cinema italiano, penso ai film di Dario Argento e Mario Bava. Oggi non è più così, Sorrentino fa i film 'alla Sorrentino' e Amelio fa la stessa cosa, i 'film all'Amelio', non si fa più il 'genere'".
    Con 'L'orto americano' siamo nell'immediato dopoguerra a Bologna, ai tempi della Liberazione. Per un giovane aspirante scrittore (Filippo Scotti), cinque romanzi non ancora pubblicati, è colpo di fulmine per Barbara, una bellissima nurse dell'esercito americano. L'anno dopo lo scrittore va nel Mid West americano cercando di raggiungerla e si ritrova ad abitare in una casa contigua a quella della sua amata, separata solo da un orto.
    Lì vive l'anziana madre (Rita Tushingam), disperata per la scomparsa della figlia che non ha dato più notizie di sé dalla conclusione del conflitto.
    Inizia così da parte di Filippo una grande avventura, quando scopre nell'orto 'americano', in un contenitore di vetro, dei resti umani femminili che potrebbero far riferimento a un pericoloso serial killer. Da qui una ricerca che gli farà vivere una situazione terrificante fino a una conclusione in Italia del tutto inattesa.
   

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