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Confindustria taglia il Pil 2025, +0,6%. Con la guerra dei dazi +0,2%

Confindustria taglia il Pil 2025, +0,6%. Con la guerra dei dazi +0,2%

Slancio nel 2026 al +1% ma con escalation protezionistica solo +0,4%

ROMA, 02 aprile 2025, 20:30

di Paolo Rubino

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"In momenti difficili come questo servono misure straordinarie e coraggio straordinario. Abbiamo bisogno che il nostro governo abbia coraggio e che l'Europa cambi rotta", avverte il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Invoca "politiche serie che mettano al centro l'industria" presentando "Numeri che ci devono far riflettere", le previsioni economiche degli economisti di via dell'Astronomia che evidenziano la crescita che frenata, quanto gli investimenti siano "in caduta", e come per l'industria italiana "il declino rischia di diventare strutturale".

Con le stime di primavera, il centro studi di Confindustria ha rivisto al ribasso dal +0,9 al +0,6% la previsione per il Pil 2025 e vede in crescita dell'1% il Pil 2026. Incide un clima di incertezza "al massimo storico" legato anche alla guerra dei dazi che "pesano come un conflitto commerciale". E' lo scenario più favorevole: ipotizza che "l'impennata di incertezza duri per la prima metà del 2025" e "non include l'effetto di ulteriori dazi e contro dazi".

Può anche andare molto peggio: "Lo scenario peggiore di un'eventuale escalation protezionistica" - avverte Confindustria - comporterebbe un ulteriore rallentamento del Pil con uno scostamento "del -0,4% nel 2025 e del -0,6% nel 2026", riducendo quindi la crescita attesa al +0,2% nel 2025 ed al +0,4% nel 2026. "Dobbiamo soprattutto puntare un grande faro sul rallentamento negli ultimi mesi degli investimenti produttivi, proprio ciò che è stato il booster dell'economia italiana", avverte la vicepresidente di Confindustria con delega al centro studi, Lucia Aleotti: "Servono politiche per far ripartire in maniera esplosiva gli investimenti: non è la migliore risposta anche ai dazi ai americani, è l'unica risposta possibile". E "dobbiamo riuscire a convincere le imprese che l'Italia è il miglior Paese per investire, dobbiamo convincere a non spostare la base produttiva". Serve "una operazione di politica industriale straordinaria".

La risposta alla guerra dei dazi deve anche essere quella di "rendere più attrattiva l'Europa" per le imprese, "di evitare una fuga negli Stati Uniti", rileva il direttore del Centro studi di Confindustria, Alessandro Fontana. L'allarme di Confindustria è rilanciato anche dalla Cgil: "Previsioni allarmanti, un vero e proprio disastro su cui il Governo e il ministro Urso hanno precise responsabilità. Ma non stupiscono affatto, e confermano un trend negativo che non ha eguali nella storia recente del Paese", commenta il segretario confederale Pino Gesmundo. "I Comuni sono decisamente allarmati per i dazi Usa. Un calo drastico delle esportazioni può generare chiusure di fabbriche, licenziamenti e disagio sociale per centinaia di famiglie", avverte l'Anci con il vicepresidente Osvaldo Napoli. Rischi di tenuta per i conti pubblici? "Non penso che sarà necessaria una manovra correttiva, anche se è presto per fare previsioni di questo tipo. Non c'è dubbio, però, che per affrontare i dazi dobbiamo mettere in campo delle contromisure", dice il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi.

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