(di Claudia Clemente)
Le lacrime. La commozione. E una
parola urlata a gran voce: giustizia. In tanti, tra parenti e
amici, dalle 9.30 hanno sostato all'esterno del Tribunale per i
Minorenni di Napoli per la prima udienza del processo che vede
imputato un 17enne per l'omicidio di Santo Romano, avvenuto la
notte tra l'1 e 2 novembre dello scorso anno a San Sebastiano al
Vesuvio, in provincia di Napoli. Un delitto avvenuto per un
movente assurdo: a fare scattare la lite sfociata nell'omicidio,
infatti, fu un paio di scarpe Gucci sporcate.
La vittima, giovane promessa del calcio, 19 anni e una vita
ancora tutta da vivere, militava come portiere nella squadra di
Eccellenza Asd Micri di Pomigliano d'Arco. Oggi è stato
ricordato nelle frasi impresse sui teli bianchi apposti al
cancello del Tribunale, mentre il suo volto campeggiava sulle
magliette bianche indossate dalla madre Filomena De Mare e dai
tantissimi amici, oltre che dalla fidanzata Simona, che tra le
mani stringeva la scarpa di calcio di Santo. Col passare delle
ore la folla si è ingrossata: anche due bus partiti da Volla
vicino a Casoria la città in cui viveva Santo, sono giunti ai
Colli Aminei, sede del Tribunale per i Minori. Presente anche il
sindaco di San Sebastiano al Vesuvio, Giuseppe Panico. Tutti per
affetto verso Santo, tutti in attesa di notizie e di saperne di
più.
"Penso che la gente sia stanca, la Giustizia deve capire che
la parte bella di Napoli, intesa come quella dei ragazzi puliti,
che vanno a scuola, lavorano e vogliono divertirsi, non ne può
più", ha detto ai cronisti Filomena De Mare prima di assistere
all'udienza accompagnata dall'avvocato Marco De Scisciolo.
Accanto a lei il deputato Avs Francesco Emilio Borrelli e i
parenti più stretti.
"Se il tempo passa il ricordo resta", "Napoli alza la voce
per i giovani che non possono più sognare" le scritte impresse
sui teli e poi il volto di Santo portiere di calcio, i cuori
rossi. Quei cuori con la scritta 'Santo vive' che, in formato
adesivo, quasi tutti mostrano sulla t-shirt bianca. "Se le
lacrime potessero costruire una scala vorrei camminare fino al
cielo e riportarti a casa. Santo vive'", la scritta su un
cartello. Sedute sul muretto che costeggia il Tribunale tante
mamme, che dicono di essere preoccupate per il futuro dei loro
figli: "Non vogliamo più che circolino armi. Quando i nostri
figli escono la sera siamo in ansia, abbiamo terrore che possa
accadere qualcosa".
L'udienza si è svolta a porte chiuse, mentre all'esterno dal
gruppo di amici si è alzato a più riprese il grido 'Giustizia!
Giustizia!'. I giudici hanno accolto la richiesta di rito
abbreviato e la discussione è stata rinviata al 29 aprile. Per
quel giorno è attesa la sentenza.
Un po' di tensione alla fine, quando alcuni ragazzi che
avevano manifestato solidarietà ad amici di Santo hanno discusso
a gran voce con un gruppo di persone scambiate erroneamente per
familiari dell'imputato.
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