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Scade l'accordo sulla tregua, braccio di ferro tra Israele e Hamas

Scade l'accordo sulla tregua, braccio di ferro tra Israele e Hamas

Al Cairo il tavolo dei negoziati aperto giovedì non promette decisioni immediate

TEL AVIV, 28 febbraio 2025, 21:24

Redazione ANSA

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Hamas:  'Rilasceremo tutti i rapiti quando sarà sicuro lo stop alla guerra ' © ANSA/EPA

Hamas: 'Rilasceremo tutti i rapiti quando sarà sicuro lo stop alla guerra ' © ANSA/EPA

Tra Israele e Hamas è muro contro muro, con il primo che vuole prolungare di altri 42 giorni la prima fase dell'accordo di tregua, e il secondo assolutamente contrario e pronto a rilanciare. Tra affermazioni anonime da una parte, dichiarazioni pubbliche dall'altra, e rivelazioni fatte filtrare dall'Egitto, di fatto al Cairo il tavolo dei negoziati aperto giovedì non promette decisioni immediate.

 

A fare la differenze presumibilmente sarà l'arrivo in Medio Oriente la prossima settimana del segretario di Stato Usa Steve Witkoff, che avrebbe dovuto esserci già mercoledì scorso ma ha dovuto rinviare per il dossier Ucraina. Nel frattempo gli israeliani hanno vissuto una settimana di lutto, partecipando a migliaia lungo le strade ai cortei funebri prima della famiglia Bibas, poi degli altri ostaggi restituiti senza vita da Hamas. Mentre a Gaza, dove da sei settimane tacciono le armi, gli sfollati sperano nell'arrivo di roulotte e strutture che migliorino le condizioni di vita. Sabato scade la prima parte dell'intesa partita il 19 gennaio che ha fermato i cannoni e riportato a casa 33 ostaggi israeliani - 25 vivi e 8 morti - e 5 thailandesi. Se non ci saranno passi avanti, domani sarà il primo Shabbat in cui nessun rapito sarà liberato da quando il piano è stato firmato a Doha. Restano prigionieri a Gaza in 59, soldati e civili, 24 potrebbero essere ancora vivi. Due funzionari del governo di Gerusalemme hanno detto che l'intenzione del primo ministro è di prolungare la prima fase dell'accordo con lo schema seguito finora: Hamas libera tre ostaggi a settimana in cambio della scarcerazione di detenuti palestinesi.

 

Fonti di Hamas hanno dichiarato a Haaretz che gli ostaggi rappresentano "un'importante carta vincente" e non saranno rilasciati tutti finché non ci sarà una chiara posizione israeliana sulla fine della guerra. Ma ci sarebbero comunque altre forme di compromesso di cui l'organizzazione fondamentalista ha parlato con i Paesi mediatori. A cominciare dallo scambio di rapiti malati e morti con carcerati. Intanto venerdì mattina fonti del gruppo terroristico hanno spiegato al quotidiano Asharq al Awsat che, indipendentemente dal fatto che la fase A venga prorogata o che inizi la fase B, chiederanno a Israele di rilasciare "più detenuti" in cambio della liberazione degli ostaggi rimasti nella Striscia. Hamas, che ha definito 'militari' tutti i rapiti ancora in cattività (di fatto i soldati sono 19 e 5 i civili), ritiene che "i criteri del rilascio debbano essere diversi da quelli stabiliti a gennaio, perché il prezzo dovrà essere proporzionale". I signori di Gaza potrebbero chiedere la scarcerazione di 150 detenuti palestinesi condannati per terrorismo in cambio di ogni singolo ostaggio. Da parte sua, Israele non smobilita le truppe dall'asse Filadelfia, al confine tra l'enclave e il Sinai egiziano.

 

Giovedì, incontrando il premier britannico Keir Starmer in visita alla Casa Bianca, Donald Trump ha affermato che "su Gaza sono in corso colloqui positivi". Mentre un alto diplomatico occidentale ha dichiarato al Times of Israel che "Gerusalemme si sta preparando a tornare in guerra a Gaza". In tv intanto compaiono gli ostaggi tornati. Eli Sharabi, 30 chili in meno dopo 491 di buio e fame, ha mandato un messaggio di speranza: "Ho avuto mia moglie Lian per 30 anni, ho avuto due figlie meravigliose. Sono sopravvissuto e sono tornato. Sono fortunato", ha detto a Channel 12, nonostante il 7 ottobre Hamas abbia ucciso la moglie, le figlie adolescenti e rapito il fratello, morto in prigionia. Un gesto di coraggio è arrivato dal pacifista palestinese Samer Sinjilawi, che ha fatto una visita di condoglianze alle famiglie Bibas e Lipshitz. "Quando Yarden, papà dei due bambini, e la figlia di Lipshitz, Sharon, mi hanno abbracciato non sono riuscito a fermare le lacrime", ha affermato su X. "Sento che è nostro dovere, come palestinesi, condividere il dolore e la sofferenza di queste famiglie, dire forte e chiaro che condanniamo questi omicidi, e di chiedere scusa e perdono", ha scritto.

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