Acceso confronto in aula
davanti ai giudici della Corte di giustizia Ue tra il difensore
dei migranti e i legali del governo italiano sul protocollo
Italia-Albania. Nodo cruciale della contesa è l'interpretazione
del concetto di Paese terzo sicuro utilizzato per giustificare
il trasferimento nei centri sull'altra sponda dell'Adriatico di
migranti provenienti da Paesi che l'Italia considera sicuri,
come Bangladesh ed Egitto, per l'esame delle loro domande
d'asilo con procedura accelerata. Una pratica già bocciata dal
Tribunale di Roma, che ne ha messo in dubbio la legittimità
rinviando la questione ai giudici di Lussemburgo.
"L'Italia ha tradito i principi di certezza del diritto e di
eguaglianza", ha evidenziato l'avvocato Dario Belluccio
attaccando l'interpretazione di Roma del concetto di Paese terzo
sicuro e denunciando una distorsione del diritto d'asilo europeo
nell'inviare i migranti nei Cpr in Albania. "Il pletorico elenco
del governo italiano di 19 Stati qualificati come sicuri contro
i 9 della Germania è la dimostrazione lampante della volontà dei
governi di piegare i diritti di asilo alle logiche del diritto
dell'immigrazione", ha osservato il legale, mettendo inoltre in
luce i "veementi attacchi subiti dai giudici italiani" tesi
anche "a mettere in discussione il primato del diritto
dell'Unione" in fatto di migrazione. Al termine della sua
arringa Belluccio si è inoltre voluto unire al ricordo delle
vittime del naufragio di Cutro avvenuto nella notte tra il 25 e
il 26 febbraio 2023.
La sicurezza di un Paese, ha osservato invece l'avvocato
dello Stato Lorenzo D'Ascia, illustrando la posizione del
governo, non deve necessariamente "essere soddisfatta egualmente
per tutti gli individui". Non c'è dunque un "concetto di Paese
sicuro in senso assoluto, privo di alcun margine di insicurezza
personale", ha affermato, evidenziando che si tratterebbe di una
condizione "sganciata dalla realtà". E' quindi ammissibile, ha
indicato ancora ancora il legale, "che vi siano eccezioni al
principio di sicurezza" che "possono riguardare anche categorie
di persone". L'avvocato ha poi difeso l'uso delle procedure
accelerate per l'esame delle domande di asilo, respingendo
l'idea che comportino minori garanzie. "Se ci trovassimo di
fronte a un flusso migratorio normale e gestibile, e non a un
fenomeno epocale come quello che stiamo affrontando in questi
anni, i tempi normali delle procedure sarebbero proprio quelli
della procedura che oggi chiamiamo accelerata", ha affermato
rivolgendosi al presidente della Corte, Koen Lenaerts.
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