(di Michele Esposito)
"La situazione è seria, è l'ora
di superare certi tabù". Dopo essersi ritrovata a Kiev, l'Europa
accelera su un fronte duplice e interconnesso, quello
dell'Ucraina e quello dell'aumento delle capacità difensiva. Lo
fa in maniera collettiva, seguendo tuttavia un perimetro che non
è quello dell'Unione. A muoversi, infatti, sono Keir Starmer,
Antonio Costa e Ursula von der Leyen. Tutti e tre, domenica,
riuniranno a Londra un gruppo di leader europei per fare il
punto sul riarmo e sul futuro dell'Ucraina. Un futuro - è il
refrain che circola a Palazzo Berlaymont - che è anche quello
dell'Europa. Il vertice di Londra avrà un'irritualità ed un
formato molto simili a quello convocato qualche giorno fa da
Emmanuel Macron a Parigi. E come nella capitale francese,
oltremanica ci sarà anche Giorgia Meloni.
Di certo irrituale è stato l'annuncio del summit, fatto dal
premier polacco Donald Tusk dopo un bilaterale a Varsavia con il
presidente del Consiglio europeo. Ma sono giorni frenetici nelle
cancellerie europee, dominati da un convitato di pietra: Donald
Trump. Costa ha convocato per domani una videocall, questa volta
con i 27 leader Ue, per fare il punto con Macron dopo la visita
del presidente francese a Washington. Il 6 marzo, a Bruxelles, i
27 torneranno a vedersi in un summit straordinario nel quale la
Commissione dovrebbe presentare un primo documento per il
rilancio della difesa comune. Di ritorno da Kiev, von der Leyen
ha confermato alcuni punti cardine: il ricorso alla clausola di
salvaguardia nazionale per scorporare le spese di ciascuno Stato
membro dal deficit e l'aumento degli investimenti privati col
supporto delle banche, a cominciare da quella europea degli
investimenti. Alla quale tuttavia dovrà essere chiesto un cambio
netto nelle sue politiche creditizie. "Queste settimane sono
state una sveglia per tutti gli europei, una Russia revanscista
rappresenta un pericolo chiaro per noi", ha sottolineato la
presidente della Commissione.
Sia Starmer, sia Macron, sia von der Leyen in queste ore
stanno cercando punti in comune tra la posizione di Trump
sull'Ucraina e quella dell'Ue. Puntando sul concetto di pace
"solida e giusta". Dietro al quale se ne cela un altro:
l'Ucraina del futuro non può essere uno Stato fallito e, per
questo è imprescindibile un ruolo dell'Europa. "Sosteniamo
l'iniziativa del presidente Trump per l'Ucraina per un accordo
di pace durevole, con garanzie di sicurezza e con una rete di
protezione degli Usa", è la linea dell'esecutivo Ue. Di fatto,
molto simile a quella di Macron. Come concretizzare queste
garanzie di sicurezza, stando ai Trattati, non è competenza
stretta della Commissione. L'ipotesi di inviare dei militari
europei, però, è ormai sul tavolo e chiamerà ciascuno dei Paesi
europei ad una risposta dai delicatissimi risvolti geopolitici.
Sul piano del riarmo Gran Bretagna - ma anche Paesi non
nell'Unione come Islanda e Norvegia - e Ue corrono su linee
parallele. Starmer giovedì sarà a Washington e solleverà un tema
caro anche a Bruxelles: la Russia è una minaccia, la pace in
Ucraina non può essere un semplice cessate il fuoco e deve
essere basata sulla forza. Anche perché, ha rimarcato il premier
britannico, "i tiranni come Putin capiscono solo il linguaggio
della forza". Allo stesso tempo Downing Street ha annunciato una
doppia mossa: un fondo comune di Gran Bretagna e Ue per
incrementare le spese militari, che sarà sul tavolo del G20 di
Città del Capo (una sorta di "banca del riarmo", l'ha definita
il ministro delle Finanze polacco Andrzej Domanski al Financial
Times); e l'incremento delle spese di Londra per la difesa al
2,5% dal 2027. Un trend che vede a bordo anche il futuro
cancelliere tedesco Friedrich Merz. Stando a Bloomberg, il
leader della Cdu avrebbe già intavolato un'intesa con la Spd su
un pacchetto di 200 miliardi per la difesa. Sfida non semplice,
anche perché su Berlino continua a gravare la regola aurea del
freno al debito.
In questo contesto, ogni possibile veto all'azione
comunitaria può arrecare danni notevoli. L'ombra dell'Ungheria,
alfiere di Trump nel Continente, non viene sottovalutata. Non a
caso, dopo aver visto Tusk, Costa si è recato a Budapest per un
bilaterale con Viktor Orban. Eppure a Bruxelles filtra un cauto
ottimismo che affonda le sue motivazioni nella storia recente:
quando è stata sotto pressione, l'Ue ha saputo ritrovarsi.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA