"Lo leggano ancora i politici ma
anche soprattutto i giovani": è l'auspicio di Alessandro Campi,
direttore dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano
e professore all'Università degli studi di Perugia, aprendo a
Perugia il convegno "Machiavelli nel Risorgimento. Percorsi,
interpretazioni, letture, fortuna critica". Organizzato
dall'Istituto in collaborazione col Ministero della Cultura si
svolge alla Galleria nazionale dell'Umbria.
Per altri due giorni, le sessioni proseguiranno a Palazzo
Graziani, sede della Fondazione Perugia, per continuare così ad
esplorare le varie interpretazioni e influenze del grande autore
nella cultura e nella politica italiana del 19/o secolo.
Studiosi provenienti da diverse università italiane e
internazionali (quasi sessanta i relatori nell'arco delle tre
giornate) hanno così iniziato ad analizzare e approfondire il
pensiero machiavellico, partendo dalla "riscoperta" di Niccolò
Machiavelli, avvenuta nell'800, e quindi dal suo ruolo nel
contesto del Risorgimento, per arrivare poi anche al secolo
successivo e fino ai giorni nostri, per dimostrare la sua
attualità e la sua influenza duratura sul pensiero politico e
sulla storia.
"Nell'800 c'è la vera riscoperta di Machiavelli, visto che
fino al 700 era un autore un po' maledetto con le opere che non
erano nemmeno stampate" ha spiegato Campi. "Ma è nel secolo
successivo - ha aggiunto - che quindi si ha un grande boom
editoriale e diventa un autore del canone nazionale, uno dei
profeti dell'unità italiana. C'è allora quindi una grande
riscoperta italiana ed europea, con le prime biografie e
interpretazioni di Machiavelli arrivate fino ai fino ai giorni
nostri che sono ottocentesche. Quello è stato quindi un periodo
straordinariamente importante per la fortuna internazionale di
questo autore".
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