BRUXELLES - Piani diversi, potenzialmente sovrapponibili e con il rebus dell'unità per niente risolto. Dietro la ferrea volontà del riarmo dell'Unione europea, permane una serie di interrogativi. L'obiettivo di Ursula von der Leyen e Antonio Costa è arrivare al 6 marzo, giorno del summit straordinario a Bruxelles, con una bozza ben delineata del piano per la difesa europea, sulla quale raggiungere un ampio consenso. Non sarà facile. Il rischio di andare in ordine sparso è ampio. Piani, fondi, posizioni, rischiano di sovrapporsi, facendo calare una certa nebbia sull'obiettivo politico di Bruxelles: diminuire la dipendenza da Washington sul fronte militare.
Alla Commissione hanno ben chiaro che un'autonomia di questo tipo rispetto agli Stati Uniti non potrà concretizzarsi in pochi anni. Ma il binario sul quale von der Leyen è più che mai intenzionata a lavorare resta quello di una Ue più indipendente: sul piano dell'energia (svincolandosi totalmente da Mosca), sul piano delle materie critiche (uscendo dal cul de sac cinese) e sul piano delle armi. Su quest'ultimo punto la "sveglia", come l'ha definita von der Leyen, l'ha data l'arrivo di Donald Trump.
Certo, osserva a Bruxelles più di una fonte, alla possibilità che il tycoon vincesse le elezioni ci si poteva pensare anche prima ma, per la numero di Palazzo Berlaymont quello che conta ora, è portare tutti a superare certi tabù.
Le tappe sono serrate. La videocall organizzata dal presidente del Consiglio europeo con i 27 è stata breve e focalizzata soprattutto sull'aggiornamento di Emmanuel Macron dopo la visita negli Usa. Domenica, un primo importante passo è atteso a Londra, alla riunione di alcuni leader europei - presenti von der Leyen, Costa e la premier italiana Giorgia Meloni - con Keir Starmer. Il ritorno di Londra nell'alveo resta una delle novità più importanti del momento ma il fondo per la Difesa che la Gran Bretagna vorrebbe mettere in campo con l'Ue non ha trovato un terreno fertilissimo al G20 di Città del Capo, disertato da pezzi da novanta come i rappresentanti di Usa e Cina. Alla platea sudafricana, invece, il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti ha rilanciato una posizione che, nelle prossime settimane, potrebbe trovare terreno fertile tra i Paesi Ue con alto deficit: quello di un Recovery Plan per la Difesa.
Sul debito comune, tuttavia, von der Leyen continua a traccheggiare, frenata finora dalla posizione dei frugali, Germania su tutti. All'interno della Commissione sperano in una svolta di Friedrich Merz. E chissà che il futuro cancelliere non possa lasciarsi convincere da Emmanuel Macron - fautore del debito comune per la difesa - che lo ha invitato a cena all'Eliseo mercoledì sera. Nel frattempo Bruxelles punta su due pilastri: l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che permetterà ai 27 di scorporare, entro certe condizioni, le spese della difesa dal Patto; e la potenza di fuoco creditizia della Bei e delle banche private. Tutto ciò, secondo i piani di von der Leyen, potrebbe bastare a smuovere centinaia di miliardi per produrre munizioni, sistemi di difesa aerea, tecnologia militare con IA.
I tempi restano stretti. Anche perché Bruxelles vuol far correre parallelamente il rilancio del riarmo e un sostanzioso nuovo sostegno all'Ucraina. Ma i veti di scettici e leader filo-russi come Viktor Orban e Robert Fico sono dietro l'angolo.
E a questo si aggiunge il complicato rapporto tra Bruxelles e Washington. A testimoniarlo la cancellazione del bilaterale previsto Oltreoceano tra il segretario di Stato Marco Rubio e l'Alto Rappresentante Kaja Kallas per - hanno spiegato fonti Ue - motivi legati alla programmazione delle agende.
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