BOLOGNA, 26 FEB - "Sono in atto in questo momento 54 conflitti, il numero più alto dal secondo dopoguerra mondiale, un numero insopportabile. Insopportabile perché raccontano di morti, mutilati devastazioni e rovine, di masse di diseredati. E poi i bambini. Tanti. Nell'ultimo conflitto a Gaza è morto un bambino ogni 15 minuti". Lo ha detto il rettore dell'Università di San Marino, Corrado Petrocelli, in un passaggio del suo intervento all'inaugurazione dell'anno accademico. Cerimonia che si è aperta al Centro Congressi Kursaal con un maxi lenzuolo bianco che recava parole di richiamo ai temi di fratellanza, pace, umanità, etica, che ha attraversato dall'alto tutta la platea.
"Un gesto simbolico iniziale", ha rimarcato il rettore, che "ritenevamo doveroso. Dopo l'anno scorso abbiamo deciso di dedicare il 2025 alle attività sul tema della pace. Su quel telo - ha proseguito Petrocelli - ci sono parole, idee, pensieri, messaggi, tanta speranza. È un esempio rivelatore della nostra idea di università, come comunità, come condivisione, una realtà in cui non ci si limita a immergersi nello specialismo disciplinare fingendo che quello che ci circonda non esista. Essere indifferenti in questo momento, voltarci dall'altra parte noi non possiamo, non dobbiamo e non lo vogliamo".
Il pensiero in particolare al conflitto a Gaza e al "grido di dolore di docenti e studenti, quelli rimasti perché ne sono morti tanti - ha sottolineato il rettore - delle università palestinesi, affidato ad accorato appello, che non sembra essere stato accolto dalla grande rete internazionale degli atenei. Avevamo chiesto il cessate il fuoco lo scorso anno. Quest'anno cominciamo così: i conflitti hanno prodotto 200mila morti nel 2023, stime di gran lunga superiori nel 2024, una condizione di belligeranza frammentaria e continua, una sorta di terza guerra mondiale a pezzetti, come ha detto Papa Francesco al quale rivolgiamo i nostri auguri. Chiamarci fuori è vano, pensare che questi morti siano lontani è sbagliato. Noi amiamo pensarci cittadini di un mondo interconnesso".
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La lectio magistralis è affidata al giurista Gustavo Zagrebelsky si intitola "Elogio del piccolo".
"Gli Stati, che noi continuiamo a definire come enti sovrani, sono diventati qualcosa di simile a grandi società commerciali che possono perfino fallire per la pressione del loro debito pubblico. Che lo Stato potesse fallire è una novità assoluta. Se voi prendete dei manuali di diritto pubblico, fino a 50 anni fa lo Stato non poteva fallire, se doveva andare incontro all'obbligo di pagare debito stampava moneta o aumentava la pressione tributaria. Adesso uno Stato può andare in default e questo lo avvicina drammaticamente ad una società commerciale. Sono le società commerciali che falliscono, non gli Stati", ha detto l' ex presidente della Corte Costituzionale. "Il diritto commerciale ha preso il posto del diritto pubblico, lo dico con grande tristezza, perché io ho voluto fare il costituzionalista non il commercialista", ha aggiunto il professore sottolineando come "il nostro tempo sia dominato dall'economia finanziarizzata", spesso con "conseguenze drammatiche" per l'economia reale.
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Anche "quella che noi, per forza di inerzia, continuiamo a chiamare politica perde autonomia e si riduce a gestione delle crisi, tutt'altro che astratte, che investono, talora devastandola, la vita delle popolazioni e talora di continenti - ha aggiunto - I governi, titolari della gestione di indirizzo politico, sono decaduti a gestori delle emergenze e dell'ordine pubblico". "Questa è la grande trasformazione in corso, che investe tutti i governi del mondo anche se in misura diversa - ha chiarito - Quattro o cinque grandi Stati hanno la capacità di far valere la forza della politica rispetto alle pretese dell'economia, ma i medi e i piccoli Stati non più. Ci sono solo le grandi potenze da una parte e tutti gli altri dall'altra parte". Ragionamento che tuttavia, per Zagrebelsky non vale per quanto riguarda la cultura, al servizio della quale può collocarsi al Repubblica di San Marino.
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